FABIO PICCIONI
PHOTOGRAPHER

Fotografi: Emiliano Mancuso

Nel primo appuntamento con la mia neonata rubrica dedicata alla fotografia non ci sarà il nome di un ultrafamoso fotografo internazionale ma bensì quello di un bravissimo fotografo italiano: Emiliano Mancuso.

A quasi due anni dalla sua scomparsa ritengo doveroso ripercorrere l’excursus di una persona che ha portato la sua visione del Paese al servizio del sociale. Nell’ultima mostra a lui dedicata presso il Museo di Roma in Trastevere la curatrice Irene Ferri definiva le sue immagini “cartoline sociologiche”. Questa acuta visione ci instrada nel percorso di questo grande artista, snodandosi attraverso i simboli e le contraddizioni di una nazione che sulla carta include ma nella pratica esclude moltissime realtà. Una di queste è il Mezzogiorno, fulcro attorno a cui ruotano le tante microstorie che compongono il tessuto del suo lavoro , sempre attento e mai banale, che Mancuso realizzò tra il 2003 e il 2018 all’interno di quella che è una macro-regione economica che comprende l’Italia meridionale ed insulare, ovvero Sicilia, Calabria, Basilicata, Campania, Puglia, Molise, Abruzzo e parte del Lazio.

Da questo suo incessante vagare e documentare il territorio nascono negli anni due libri: Terre di Sud (2008) e Stato d’Italia (2011), entrambi sotto l’editore Postcart. La mostra “Una diversa bellezza. Italia 2003-2018” a Trastevere spazia tra i molti suoi lavori ampliandone l’orizzonte socio-geografico attraverso un’accurata lettura e sequenzializzazione delle opere del fotografo scomparso. Se dovessi dare un chiave di lettura alle sue fotografie la porrei sul tema portante dei contrasti. I contrasti di un Mezzogiorno che sempre più rimane indietro rispetto alla globalizzazione incalzante, le contraddizioni, le avversità ma anche l’accoglienza nella vita dei migranti a Lampedusa, l’enorme paradosso tra le vite comuni e le condizioni di vita dei braccianti africani nelle soleggiate pianure della Calabria, le difficoltà nella quotidianità e la voglia di cambiare di chi vive attorno allo stabilimento Ilva di Taranto. Il pensiero di Mancuso vola sui lidi che tutti non vogliamo vedere.

Il suo lavoro non vuole essere un semplice atto di accusa bensì una lanterna intenta a rischiarare le vite delle tante persone comuni e spesso invisibili, dei drammi e delle problematiche inascoltate di un paese alla costante ricerca d’identità. L’artista qui si fa portavoce delle moltissime vittime di un giornalismo superficiale che anziché mostrarle al mondo per quello che sono distorce le loro immagini alla ricerca di un audience di giornata per poi riportarle nel loro limbo invisibile.

Mancuso non è solo fotografia. Come videomaker nel 2014 ha descritto accuratamente la vita all’interno della comunità Casa Felix nella difficile periferia di Roma passando un anno con gli ospiti della struttura, per lo più minori del circuito penale che scontano una pena alternativa al carcere. Per ultimo, nel 2018 assieme a Federico Romano ha realizzato “Le cicale”, un documentario che parla della vita di quei pensionati che sono in procinto di andare in pensione ma che stentano a sopravvivere e a sfamare le proprie famiglie nonostante abbiano lavorato sodo per una vita intera.

Nato a Roma nel 1971, laureato in filosofia e specializzato in estetica, ha collaborato con riviste del calibro di National Geographic, New York Times, L’Espresso, The Guardian e il Time. Vincitore di parecchi premi tra cui il Canon Giovani Fotografi award come miglior progetto nell’anno 2004 e l’International Photography Award nel 2010. Dal 2009 faceva parte dell’agenzia fotogiornalistica Contrasto ed era insegnante nel master in fotogiornalismo contemporaneo presso Officine Fotografiche Roma. Ha sempre utilizzato diversi mezzi per rappresentare l'Italia, macchine analogiche, digitali e polaroid, colore e bianconero. La sua, quella di Emiliano, è stata una vita spesa a raccontare l’Italia più vera, genuina e bisognosa.

Si è spento nel settembre del 2018 a soli 47 anni lasciandosi dietro il vuoto di tante vite a cui non era ancora riuscito a dare voce.

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