FABIO PICCIONI
PHOTOGRAPHER

Fotografie: Asinara, sulle tracce del colera.

Percorso a ritroso lungo le strade del colera che dalle coste dell'Albania portarono nel 1915 oltre 15mila prigionieri di guerra sull'isola dell'Asinara.

Nella foto uno dei più importanti edifici posti sull'isola, a Cala Reale. Edificato a fine 1800 è oggi uno dei riferimenti di quella che è stata una storia nera della nostra terra.

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Fotografie: Gente di miniera, Renato e Pozzo Baccarini

In tutti questi anni di miniere ho incontrato delle persone che spendono gran parte della loro vita per salvaguardare luoghi carichi di storia che altrimenti rischierebbero di perdersi nell'oblio del tempo. Persone speciali che, a titolo puramente gratuito, hanno intrapreso delle strategie di recupero e salvaguardia delle zone minerarie.

Renato Tocco è una di queste. Nel 2012 decide di acquistare un lotto contenente una miniera dismessa nei pressi di Iglesias nell'ottica di riportare alla luce tutta la sua straordinaria storia: Pozzo Baccarini. Lì dove nel 1883 si accesero le prime lampadine dell'isola, lì dove è presente una linea ferroviaria a scartamento ridotto e la bellissima galleria ferroviaria Pellegrini della linea Monteponi-Porto Vesme, lì dove è presente l'ultimo accesso esistente ad una delle opere ingegneristiche più grandi del mondo minerario: la galleria di scolo Umberto I.

Figlio di minatore, Renato traspira passione. Suo papà iniziò nel 1949 nei monti dietro casa, a Monte Agruxiau per poi spostarsi in quasi tutte le miniere dell'AMMI. Fortemente interessato alla storia, Renato ha intrapreso diverse azioni per far si che il sito torni a riemergere dal suo importante passato e tornare a splendere. E così in questi anni ha ospitato progetti con le scuole, escursioni e tante persone appassionate di storia del territorio, coinvolgendo enti e istituzioni e cercando di sensibilizzare l'opinione pubblica sui temi della tutela del patrimonio.

Per me un amico importante, una persona che mi ha aiutato tantissimo in tutti questi anni di ricerche. Tante volte mi ha accolto nel suo terreno contribuendo a portare avanti il mio progetto a lungo termine Land of Mines-Terra di Miniere. A lui devo molto.

Nella sua pagina Facebook potete trovare diverse informazioni su questo straordinario sito.

Grazie Renato, continua a lottare.

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Fotografie: I centri della Riforma

Continua l'attività di documentazione sulla strada della Riforma Agraria. Qui ci troviamo nella Nurra di Alghero.

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Fotografie: Giornata della Terra 2022

Ritengo che senza un programma manifesto della volontà di convivere con l'esistente, con il costruito, non sempre in armonia con la natura, non si possa attuare alcun passo verso un futuro sostenibile. Di fianco alla creazione di aree verdi e dell'impiego di energie rinnovabili bisogna infatti capire come preservare il nostro patrimonio che è poi anche la nostra storia. Non serve voltarsi altrove, non servono i cambi radicali. Serve lungimiranza e coesistenza.

Nella foto una veduta aerea della miniera d'argento di Monte Narba, la quale è stata già parzialmente cancellata a causa di problemi idrogeologici ma soprattutto, a causa del completo disinteresse degli esseri umani.



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Notizie: Vedere Oltre, 30 anni senza Luigi Ghirri

A partire da domani, domenica 13 febbraio, prende il via una lunga serie di percorsi e iniziative organizzata dalle città di Reggio Emilia, Modena e Parma che per tutto il 2022 ricorderà la figura di Luigi Ghirri, uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea scomparso improvvisamente il 14 febbraio del 1992.

Diversi cicli di conferenze, esposizioni e workshop ricostruiranno la complessa opera creata dal fotografo nella sua breve ma intensissima vita. Curatori, scrittori, artisti e studiosi tracceranno nuove strade nella sfera della contemporaneità sempre cara a Ghirri, snodandosi in percorsi insoliti nel territorio dell’Emilia-Romagna.

L’autore emiliano lascia un’immensa eredità fatta di fotografie, pensieri, saggi critici ed eventi che sono oggi parte fondamentale della storia della fotografia.. A lui si deve il manifesto della nuova fotografia di paesaggio che a partire dalla fine degli anni settanta raggiunge l’apice con il progetto Viaggio in Italia, esempio di visione trasversale della concezione di tempo e spazio che vede coinvolti i principali protagonisti del panorama nazionale come Basilico, Castella, Guidi, Cresci e Jodice tra i tanti.

Il fondamentale patrimonio di Luigi Ghirri è ancora oggi estremamente contemporaneo, terreno di studi e fonte di ispirazione per tantissimi fotografi, nazionali ed internazionali.

Domani alle 17:30 si parte con il Laboratorio Aperto dei Chiostri di San Pietro a Reggio Emilia con Archivio: itinerario possibile. Il curatore, saggista e docente Francesco Zanot dialogherà con Marco Belpoliti, Linda Fregni Nagler, Francesco Garutti e Luce Lebart con l’intento di ripercorrere la vita di questo grande artista visionario.

Tutte le informazioni sulle modalità di partecipazione e prenotazione sono disponibili sul sito https://bit.ly/34kz8WB.

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Fotografia: Storia delle macchine da cucire


L'attività industriale della Necchi ebbe inizio dalle mente visionaria di Ambrogio Necchi che intraprese e continuò il mestiere di fonditore ereditato dal padre e dal nonno. Alla fine del 1880 prese in mano la fabbrica di famiglia nel centro di Pavia che dava lavoro a 170 operai e che costruiva pezzi di ricambio in ghisa per macchinari.

Nel 1919 Vittorio Necchi, figlio di Ambrogio, tornato dal fronte della prima guerra mondiale, e rimasto orfano di padre, si ritrovò sulle spalle la gestione dell'attività di famiglia. Inizialmente non aveva inclinazione per la meccanica ma era interessato soltanto agli studi classici, alla fotografia e all'allevamento di animali.

Dalla insistente richiesta di sua moglie per l'acquisto di una macchina per cucire gli venne l'idea di fabbricare una macchina per uso domestico utilizzando in parte la ghisa che producevano le fonderie di famiglia.

Un'idea pazzesca, che significava mettersi in competizione con macchine di rinomati marchi tedeschi, americani e russi.

Vittorio Necchi aprí così un piccolo stabilimento alla Torrettina, sulla via Vigentina con una quarantina di operai, dove prendendo spunto dalle macchine della concorrenza creò il modello "BD". I primi esemplari erano azionati a mano: attraverso una manovella applicata al volano, con la mano destra si produceva il movimento dell'ago, della spoletta e l'avanzamento per trascinamento del tessuto, mentre con la mano sinistra si controllava la sua posizione e l'indirizzamento.

Dopo qualche anno, superata l'iniziale diffidenza dei consumatori per il prodotto nazionale e offrendo un elevato rapporto qualità/prezzo si riscontrarono i primi risultati incoraggianti, tanto che nel 1924 la fabbrica si spostó nel nuovo sito di Piazza D'armi dove incremento sensibilmente la produzione.

La NECCHI divenne la macchina per cucire più imitata e ricercata in tutto il mondo. Dopo la seconda Guerra Mondiale, Necchi diventó la più grande fabbrica di macchine per cucire d'Italia: in grado di produrre piu di 1.000 macchine al giorno, con 4.500 dipendenti, 10.000 negozi di vendita ed un marchio conosciuto in tutto il Mondo.

*Questo testo è tratto dal sito ufficiale di Necchi Italia.

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Notizie: Fotografia Europea 2022: i progetti selezionati.

Simona Ghizzoni, Gloria Oyarzabal e Maxime Riché sono i vincitori dell'edizione 2022 del festival culturale internazionale dedicato alla fotografia contemporanea: Fotografia Europea.

La kermesse nata a Reggio Emilia nel 2006 come strumento per riflettere sulle complessità della contemporaneità si svolge in diversi luoghi della città e oltre alle mostre principali offre un ricco programma di eventi, conferenze, proiezioni, workshop, letture portfolio e spettacoli site specific. Inoltre, un'evento collaterale chiamato Circuito OFF crea a sua volta una cascata di eventi su tutto il territorio coinvolgendo gallerie, associazioni, istituzioni pubbliche e soggetti privati.

Ogni edizione tratta un tema specifico che viene di volta in volta annunciato mediante una Open Call. Quella di quest'anno ha come tema "Un'invincibile estate". La direzione artistica del festival composta da Tim Clark, Diane Dufour e Walter Guadagnini ha tratto ispirazione da una frase del grande scrittore francese Albert Camus "Imparavo finalmente, nel cuore dell’inverno, che c’era in me un’invincibile estate". Il tema apre a infinite possibili elaborazioni di non facile risoluzione.

Ma veniamo ai vincitori.

Simona Ghizzoni, Italia, presenta il lavoro "Isola" dove racconta del suo rapporto con la famiglia di origine, modificatosi a seguito del trasferimento nella casa natale dei suoi nonni sull’Appennino Emiliano durante il primo lockdown. La fotografa ci mostra però anche la sua nuova vita e il rapporto con suo figlio durante queste circostanze straordinarie in cui sta crescendo.

Gloria Oyarzabal, Spagna, con il suo "Usus Fructus Abusus" riflette sul concetto di museo e sul conflitto tra storia, memoria collettiva, diritti ed etica, conseguenze di un passato coloniale largamente depredatore. I musei sono stati e spesso rimangono i beneficiari della violenta espansione e dello sfruttamento del passato, responsabili di un immaginario stereotipato. L'artista si interroga sui concetti di proprietà, restituzione, riparazione e ricontestualizzazione.

Maxime Riché, Francia, con "Paradise" ci mostra la devastazione generata dagli incendi che ogni anno affligge la città di Paradise, California. Il fotografo francese ci racconta di coloro che hanno deciso di ricostruire il paradiso perduto rappresentando un luogo ora divenuto brutalmente inospitale. Attraverso l'uso di una pellicola a infrarossi l'artista ci porta ai confini tra documentario e finzione mostrandoci un luogo ferito per mano dell'uomo senza mai tralasciare la forza e la resilienza che dimorano in ognuno di noi.

Tutto questo e molto altro sarà visitabile nella città di Reggio Emilia a partire dal 29 aprile e fino al 12 giugno 2022.

Trovate tutte le info sul sito del festival.


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Fotografie: lungo il bacino carbonifero

Seguendo le tracce del bacino carbonifero sardo eccomi alla miniera di Cortoghiana. Nella foto la parete sud della sala argano del Pozzo 1.

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Articoli: Fotografia nell'anno zero. Tra innovazione e rinascita.

date » 02-01-2021 09:17

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L’anno che si è appena concluso è stato caratterizzato da un evento talmente straordinario da modificare la vita di tutte le persone. A partire dallo scorso febbraio infatti il SARS-CoV-2 si è diffuso su tutto il territorio italiano lasciando sul suo cammino decine di migliaia di vittime, determinando il collasso delle strutture sanitarie e causando gravissimi danni economici. L’impossibilità di incontrarsi e socializzare ha inoltre condizionato la quotidianità. Un’epidemia che ha messo alla luce le troppe crepe del sistema italiano creando forti dissapori tra gli individui. Come tutte le esperienze negative, però, questa situazione ha messo in atto dei cambiamenti nelle consuetudini ormai fin troppo consolidate di un paese che adesso ha la possibilità di migliorarsi e innovarsi.

La fotografia, sempre in equilibrio tra professione e forma d’arte, è stata letteralmente investita dal maremoto del virus fin nelle fondamenta. E ha reagito benissimo.

É doveroso innanzitutto ricordare i fotografi che hanno perso la vita nel corso del 2020, molti di questi a causa del Covid-19. Mario Proto, Paul Fusco, Guerino di Francesco, Henry Pessar, Pierpaolo Gianfreda, Mario Marai, Peter Beard, Vittorio di Tana, Bob Krieger, Bruno Barbey, Aurelio Pierluigi Carretta, Alessio Quadri, Abbas Attar, Silvano de Marco, Toni la Gatta, Pietro Lazzarini, Marcello Gianvenuti, Giovanni Umicini, Leo Caso, Sandro Polzinetti, Michelangelo Canciani, Alvise Bassi, Silvano Marini, Angelo Biglioli, Bruno di Carmine, Gabriele Pierro, Massimo D’Argenio, Lorenzo Salerno Vittoria, Fabio Artesi, Antonio Capuozzo, Giovanni Alberti, Andrea Samaritani, Frank Horvat. Le loro fotografie però restano per sempre, perché la fotografia è capace di fermare il tempo.

Sono tante le immagini che rappresentano gli avvenimenti dell’anno appena trascorso. Mentre i vasti incendi nell’Australia sud-orientale iniziano a spegnersi, la Cina isola la metropoli di Wuhan e quasi tutta la provincia di Hubei per un’epidemia causata da un nuovo ceppo di coronavirus. È la più grande quarantena nella storia dell’uomo. E mentre un terremoto di magnitudo 6.7 si abbatte in Turchia, due turisti provenienti dalla Cina risultano positivi al SARS-CoV-2 mentre sono in visita alla città eterna. L’Oms dichiara l’epidemia del nuovo coronavirus “emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale” negli stessi giorni in cui il Regno Unito esce dall’Unione Europea. Qualche giorno dopo, 56 cittadini italiani residenti a Wuhan vengono rimpatriati con un aereo militare e messi in quarantena alla cittadella militare della Cecchignola. Di questi, uno risulterà positivo e poi guarito. Nel frattempo all’ospedale civico di Codogno, nel Lodigiano, si presenta un cittadino di Castiglione d’Adda per una polmonite. È l’inizio. Appena tre giorni dopo c’è il primo decesso e i casi salgono a 19. Dopo altri soli due giorni i casi confermati sono 152 e le regioni coinvolte sono cinque: Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Lazio e Piemonte a cui si aggiungeranno nel giro di pochi giorni tutte le altre regioni italiane. Al 3 marzo i casi confermati in Italia sono 3089 e anche il resto del mondo comincia a fare i conti con l’epidemia: è l’inizio del cambiamento.

Nel mondo della fotografia nulla è come prima. Molte attività hanno chiuso i battenti per mancanza di clienti o perché semplicemente non possono permettersi di sostenere le spese ad attività chiusa. Poi i musei e le gallerie, chiusi anch’essi. Ecco che la mostra di Joseph Koudelka nella Bibliothèque Nationale de France a Parigi è stata sospesa, come tutte le altre. Per le fondazioni e i galleristi privati è un danno senza precedenti. Le spese per l’allestimento delle mostre vengono ammortizzate di norma con gli ingressi dei visitatori e con la vendita dei cataloghi. Poi viene la vita di un fotografo nei piccoli e normali gesti quotidiani. Non si possono incontrare clienti con facilità innanzitutto. Non si può viaggiare. Ogni prospettiva di lavoro imminente viene spesso rinviata o addirittura disdetta. Emblematica è stata la fine di Photokina, una delle più grandi fiere fotografiche del mondo che per 70 anni è stata un punto di riferimento per il mercato fotografico internazionale. L’edizione 2020 è stata cancellata a causa del virus ed è stata ufficialmente dichiarata la fine definitiva della kermesse tedesca.

Proprio quando le cose sembravano precipitare, però, la fotografia ha rallentato la caduta dimostrando tutta la sua capacità di adattamento. Ci sono infiniti esempi infatti di come questa ferita, seppur ancora sanguinante, sia stata fonte di innovazione e rinnovazione. Pensiamo al Festival della Fotografia Etica tra Lodi e Codogno, al Photo Vogue Festival 2020 che si è svolto online se tralasciamo la piccola esposizione ai giardini di Porta Venezia, entrambi un successo. Al BìFoto Fest di Mogoro che ha invece optato per vernissage e incontri online affiancando un’ampia esposizione sul territorio per le vie del paese. E poi le attività più frequenti. Cosa dire dei molti circoli e associazioni fotografiche che, dopo un periodo di spaesamento iniziale, hanno ripreso a riunirsi con l’ausilio delle piattaforme informatiche come Zoom, Teams, Skype e tante altre. Molti ritrattisti hanno svolto intere sessioni di ritratto attraverso la tecnologia delle webcam. I musei di tutto il mondo adesso hanno aggiornato i loro siti permettendo alle persone provenienti da tutto il mondo di poter fruire di una mostra, approfondendo gli argomenti e magari sfogliando anche il catalogo. Occorre soffermarsi su questo. Quello che inizialmente è stato un ostacolo ora è divenuto possibilità.

È di pochi giorni fa la notizia che Fondazione Forma per la Fotografia ha deciso di chiudere i propri spazi storici di via Meravigli 5 a Milano per diventare digitale. Nata nel 2005 e con oltre 120 mostre alle spalle, la galleria è ormai un punto di riferimento nel capoluogo lombardo. Forma ha deciso di cogliere questa opportunità per rinnovarsi e per l’immediato futuro ha già avviato un’ampia programmazione per un nuovo ciclo di incontri ed un nuovo progetto sulla mappatura fotografica della città di Milano.

Anche la formazione e gli incontri hanno cambiato completamente percorso e modus operandi. Tante le offerte attuali presenti sul web. Si parte delle molteplici talk ed eventi gratuiti sulle principali pagine dei social media per poi proseguire passando dai webinars e i workshop a pagamento fino ad arrivare ai corsi veri e propri, pensati per una fruizione a distanza. Ecco che ancora la parola ‘tragedia’ viene sostituita con ‘opportunità’. Quanti individui potevano permettersi prima di andare a visitare una mostra negli Stati Uniti, in Giappone o in Nuova Zelanda? Pochi. Quante persone con disabilità potevano permettersi di partecipare a dei corsi di fotografia in autonomia? Molto pochi. Adesso invece chiunque può prenderne parte e questa è una grande conquista nella vita di tutti gli individui. E così, come in una sorta di paradosso, la stessa pandemia che ci tiene schiavi nei confini delle nostre case ci apre al contempo molteplici porte mostrandoci orizzonti nuovi e permettendoci di raggiungere realtà prima irraggiungibili, abbattendo di fatto barriere e distanze.

A quasi un anno dal primo contagio si può asserire senza dubbio che il Covid-19 ha generato una nuova iconografia fotografica. Sono ormai celebri le fotografie di ospedali, di medici e infermieri stremati, di case di riposo e di anziani soli e indifesi, di morti e di internati, di file di bare scortate dall’esercito e di funerali senza seguito. A queste immagini si susseguono poi altre immagini di persone chiuse in casa, di canti nei balconi e di sviolinate sui tetti, di saracinesche abbassate, metropolitane vuote e città deserte.

Tante sono state le iniziative e le istituzioni che hanno dedicato fin da subito spazio e attenzione al tema della pandemia attraverso call ed esposizioni. Partiamo da ‘The COVID-19 Visual Project’ organizzato da Cortona On The Move in partnership con Intesa Sanpaolo, un archivio permanente sulla pandemia da coronavirus. Poi ‘Life in the time of coronavirus’ da parte di Roma Fotografia che da marzo a luglio ha raccolto oltre 10 mila immagini dando vita a tre esposizioni a Milano, Codogno e Roma. Gli stessi ora ripropongono una nuova call dal titolo ‘Freedom’. Al Photofestival 2020 di Milano che ha avuto come titolo ‘Scenari, orizzonti, sfide. Il mondo che cambia’. E ancora, ‘Covidiaries’ ad opera di Parallelozero. E così in tutto il pianeta.

Molti sono anche i progetti autoriali individuali che sono stati portati a termine durante questo periodo. I fotografi hanno colto l’occasione per raccontare delle storie permettendo a tutti di poter vedere quello che accade fuori dalle abitazioni e consentendo alle persone stesse di immedesimarsi e riconoscersi in quelle storie. Tutti sono coinvolti. Moltissimi scatti fatti con telefoni cellulari hanno fatto il giro del mondo e anche questi sono segni di una realtà che cambia dove conta sempre meno il mezzo e vale sempre di più il messaggio. Significativa in tal proposito è l’ultima campagna commerciale messa in atto da Xiaomi che ha coinvolto il fotografo Steve McCurry nel progetto ‘My unsung heroes’. Il progetto vuole promuovere tutti quegli individui che in questo periodo si sono distinti anche con piccoli gesti, eroi della vita quotidiana. Ecco come la fotografia, attraverso gli smartphones, è entrata nella vita di tutti.

Il Covid-19 ha sicuramente oscurato le molteplici altre realtà verificatesi durante il 2020 imponendosi a tratti come unico argomento all’interno dei principali mass-media. La fotografia però non ha trascurato questi fatti e sono stati tanti i momenti importanti che si sono alternati nel corso dell’anno. Pensiamo all’uccisione di George Floyd e a tutto quello che ne è conseguito. Ancora oggi le principali pagine di informazione fotografica riservano molto spazio alle immagini di un popolo che per troppo tempo è stato schiacciato per il colore della sua pelle, Black Lives Matter. Che dire poi di Donald Trump, dell’impeachment e delle successive elezioni americane. Poi ci sono i disastri petroliferi di Norilsk e delle Mauritius, l’inondazione del fiume Brahmaputra o il terremoto in Messico. E ancora, le esplosioni di Beirut e il colpo di stato in Mali.

In ultimo, ecco i principali riconoscimenti del 2020 per quanto riguarda il mondo della fotografia. Pablo Albarenga vince il Sony Photography Awards con la serie ‘Seeds of resistance’. Yasuyoshi Chiba e Romain Laurendeau vincono il World Press Photo. Chris Frost vince il Landscape Photographer of the Year e Galice Hoarau il Close-up Photographer of the year. Lo scatto del Francese Greg Lecoen vince il Siena International Photo Awards e Davide Bertuccio, Camilla Miliani, Pietro lo Casto e Matteo Montenero vincono il Premio Canon Giovani Fotografi.

Se dovessimo riassumere la fotografia nel 2020 con tre parole queste sarebbero innovazione, accessibilità e rinascita. Nonostante la tragedia e le perdite, un vento di cambiamento ha iniziato a soffiare sulla nostra terra. Vento di cambiamento, così recitava il brano ‘Wind of change’ della band dell’allora Germania ovest, gli Scorpions. Era il 1989 e per tutte le popolazioni che vivevano a est della cortina di ferro si avvicinava la fine tanto attesa di un durissimo e nero periodo della storia dell’uomo. Che questo possa essere motivo di speranza per il nostro paese e per il mondo intero. Affinché il sorriso non venga mai meno, affinché ogni difficoltà possa diventare opportunità e forza. Che il 2021 sia l’anno in cui il vaccino e il buon senso delle persone possa demolire il muro della malattia e di tutte le divisioni.

Buon cambiamento a tutti voi.


Articolo apparso su Nemesis Magazine il 01-01-2021

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Fotografie: Vita nelle vecchie falesie abbandonate

La storia che sto per raccontarvi nasce verso la fine dell'estate in occasione di un incontro con due grandi amici di avventure: Luigi Gambella e Antonio Santonastaso. In genere con loro ci si ritrova in qualche falesia con la scusa di arrampicare per poi finire in ore di chiacchiere ed aperitivi infiniti. Ed è proprio in una di queste occasioni che mi hanno raccontato di una nuova falesia sul mare in cui fare deep water soloing. Per chi non lo sapesse, il DWS è una forma di arrampicata libera che si pratica nelle scogliere a picco sul mare dove non si usano forme di assicurazione in quanto in caso di caduta si finisce in acqua. Questo permette di ridurre al minimo l'attrezzatura richiesta per praticarla: scarpette e, a volte, magnesite.

Tra un bicchiere e l'altro Luigi e Antonio mi raccontano di diverse vie abbandonate da tempo in una falesia vicino alla Torre del Bollo, Alghero. Risale infatti al 1994 la chiodatura di questa falesia per opera dei climbers Nicola Nieddu, Giorgio Trova e Enzo Lecis, i quali si sono adoperati in queste splendide linee che emergono dalle fredde acque di Cala del Bollo risalendo per oltre 30 metri verso il cielo. In quel periodo si andava abbastanza hardcore in quanto ancora le regole del pitting non erano ben definite e i rischi della chiodatura in ambienti marini erano ancora poco conosciuti. Nicola ci racconta che inizialmente chiamarono il settore "Le vie della Barrosia". Barrosia in gergo nostrano significa gonfiarsi, fare i galletti, i fighi. Dovete immaginare infatti che in quegli anni la Riviera del Corallo era invasa di imbarcazioni e Cala del Bollo era proprio un punto perfetto dove poter sfoggiare i muscoli durante una scalata davanti agli occhi di qualche attraente turista.

Luigi mi dice che è da tempo che nutriva l'esigenza di cambiare un po, di variare modo di arrampicare, spinto anche da mesi di lockdown che lo hanno portato a riflettere sul fatto che abbiamo una percorrenza limitata su questo pianeta e che non è il caso di indugiare sulle cose. E' tempo di spingersi oltre e di provare nuove sfide. Ecco quindi che con Antonio si ritrovano in uno strano periodo in cui a causa della chiusura delle palestre affrontano le onde su tavole da surf o provano a spingersi in apnea lungo un cavo d'acciaio, vivendo una nuova e diversa adrenalina. Luigi aggiunge anche che da tempo per lui il climbing si sta spingendo sempre più verso una forma di interiorizzazione in cui si ha una continua battaglia con il proprio io. Ed è in questo periodo di cambiamenti che entrambi decidono di riprendere a frequentare quelle vecchie vie aperte da Nicola tanti anni fa. Ci andiamo assieme ed io rimango folgorato dalla bellezza del luogo. Le vie sono selvagge, pulite e mai banali.

"Non è più la finezza di un gesto o la forza con cui risolvi uno strapiombo. Importa solo sentire il peso della decisione di fare ancora un altro passo verso l’alto, bagnato in ogni centimetro di pelle, a 10 metri d’altezza su una presa viscida e sfuggente, sapendo che inesorabilmente prima o poi dovrai volare. Sarà questo a darti qualcosa di nuovo. Aprire con forza uno squarcio nella paura per trovare la calma, questa è stata la nuova …idea."

"Siamo tornati più volte a provare queste linee tra Settembre e Ottobre, scalandone alcune veramente interessanti. Alla fine è nato un nuovo settore per il Deep Water Soloing che abbiamo deciso di chiamare El Capitan Nic!

Grazie ad Antonio con cui ho condiviso quest’idea e questa esperienza e grazie a Fabio che ha deciso di documentare le nostre ricerche godendo con noi del sole e della brezza di Ottobre.
"

Queste splendide e spettacolari vie, ora percorse senza protezioni, da destra a sinistra si chiamano:


LINEA GOTICA (6A - fessura in placca)

CRAZY HORSE (7A - buchi e strapiombo su piccola fessura )

WET PANTS (6C - buchi e muro su tacche)

MERCURIOCROMO ( 7A/7A+ )



E quindi grazie a Nicola, Luigi ed Antonio tutti ora possono andare a provare queste nuove vie. Ci dividono solo i mesi invernali che abbiamo di fronte e presto saremo pronti a respirare nuove avventure.

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