FABIO PICCIONI
PHOTOGRAPHER

Notizie: Cade un pezzo di storia

Dal mio amico Giovanni ho appena appreso della notizia del crollo della storica ciminiera dell'Alba Cementi, poi Cementir, a Porto Torres. Il forte vento di stanotte ha messo fine a un pezzo di storia della nostra regione.

Questo splendido cementificio nacque nel 1957 e rimase attivo fino al 1983, segnato dalla crisi del polo industriale.

Quello che mi dispiace è che viviamo in una nazione in cui si fanno cadere a pezzi questi elementi della storia anziché salvaguardarli, bonificarli e destinarli ad altro uso come tante volte ho ribadito e sperato anche in pubblico.

Per il mio lavoro su Porto Torres ho ovviamente trascorso tanto tempo dentro quella fabbrica in quanto bellissimo esemplare di archeologia industriale. Sappiate inoltre che all'Alba Cementi feci la mia prima uscita fotografica di documentazione industriale, credo fosse il 2003 o giù di li.

Oggi è un giorno triste, oggi se va un pezzo di noi.

_P5A1689.jpg

Fotografie: Alghero, fuori dal centro

Indagine su uno dei quartieri dormitorio di una zona periferica della città di Alghero.

_P5A2137.jpg

Articoli: Josef Koudelka, il fotografo senza nome - prima parte

Ci sono individui che hanno passato la propria vita a documentare eventi lontani. Persone che sentono l’esigenza di uscire dalla propria zona di comfort con la voglia di conoscere e raccontare. Alcuni di questi poi decidono di abbandonare tutto in cambio di un viaggio verso l’ignoto. Il fotografo di cui vi parlo oggi è uno di questi.



Parte prima

Josef Koudelka nasce in Cecoslovacchia nel 1938. Si laurea a Praga attorno ai primi anni sessanta, periodo in cui organizza la sua prima mostra fotografica. Mentre lavora come ingegnere aeronautico ottiene delle commissioni da diverse riviste teatrali per documentare il dietro le quinte delle grandi produzioni del Teatro di Praga, lavoro che riceverà un importante riconoscimento da parte dell’Unione Artisti Cecoslovacchi per la qualità innovatrice delle sue immagini. Successivamente intraprende i primi viaggi fotografici che lo porteranno a sviluppare uno dei temi portanti della sua carriera: le comunità rom d’Europa.

Dal 1962 al 1971 infatti racconta il vissuto delle popolazioni nomadi prima in Cecoslovacchia e poi in Romania, Ungheria, Francia e Spagna. Nelle sue foto traspare il ritratto vero e spontaneo di un popolo sempre contestato per via della sua natura anticonformista. E così feste religiose e spettacoli teatrali d’avanguardia coesistono con magia e culto della morte. Si dice che Koudelka in quella decade documentò gli anni d’oro delle popolazioni zigane armato solo della sua macchina fotografica, di uno zaino e di un sacco a pelo. Un periodo di prosperità agevolato dal regime comunista che difese queste etnie dal razzismo di cui furono vittima durante la seconda guerra mondiale. Nel 1989 però, la caduta dei regimi comunisti porta rapidamente i rom ad essere di nuovo additati, criticati e perseguitati.

Emarginazione, isolamento e alienazione coesistono tra le sue opere e la sua vita privata.

Nel 1975 pubblica “Gitans. La fin du voyage”, un documento senza precedenti che porta agli occhi del mondo la testimonianza di vita di intere popolazioni e della loro cultura. Il libro ha un impatto devastante tanto che l’allora direttore del Museum Of Modern Art di New York, John Szarkowski, curò personalmente una speciale edizione americana in accoppiata ad una mostra imponente: “Gypsies“. Collocata all’interno delle Steichen Galleries, l’esposizione composta da 43 opere circondate da semplicissimo passe-partout bianco rimase esposta al MOMA dal 28 febbraio al 30 aprile del 1975. Per questo lavoro, tre anni più tardi, Koudelka riceverà il prestigiosissimo Premio Nadar.











Adesso occorre tornare un attimo indietro. Attorno alla metà degli anni sessanta la Cecoslovacchia affronta un periodo di riforme noto come Primavera di Praga a cui fa seguito una severa repressione da parte di Mosca. Appena rientrato da uno dei suoi viaggi il giovane fotografo partecipa attivamente ai moti popolari che sconvolgono le vie della città, scattando immagini indelebili che mostrano al mondo la vera anima della Cecoslovacchia e la violenza della repressione dell’Unione Sovietica. Tutto sarebbe rimasto sepolto a Praga se le fotografie di Josef Koudelka non fossero uscite clandestinamente dai confini della nazione. Per paura di ritorsioni verso di se e la sua famiglia affida di nascosto i suoi negativi a Eugene Ostroff, curatore del Dipartimento di Fotografia allo Smithsonian Institution di Washington che per caso è in visita a Praga in quei giorni. Ostroff a sua volta consegna il materiale del fotografo nelle mani dell’allora presidente dall’Agenzia Magnum: Elliot Erwitt. Erwitt si impressiona così tanto per il lavoro svolto dal fotografo ceco che riesce a farsi consegnare tutto il resto dei negativi che ancora sono nascosti a Praga. Con l’aiuto e la volontà dell’agenzia Magnum Photos le immagini vengono pubblicate nell’agosto del 1969 sul periodico The Sunday Times in forma anonima per tutelare Koudelka e i suoi familiari. Appaiono solo due iniziali, P.P., Prague Photographer. Le fotografie faranno il giro del mondo su diverse riviste e testate ma resteranno senza nome per ben 22 anni.

Per aiutare il fotografo ad allontanarsi da quella situazione pericolosa Erwitt gli propone una sorta di borsa di studio per poter fotografare gli zingari dell’Europa dell’ovest. Con l’aiuto di un amico che lavora al Ministero della Cultura della Cecoslovacchia riesce ad ottenere un permesso di 80 giorni per poter stare fuori dalla nazione. Durante questo grande viaggio in Francia, Scozia e Irlanda riesce a raggiungere l’ufficio della Magnum di Parigi. È un momento delicato perché a Koudelka viene consigliato di non ritornare in Cecoslovacchia in quanto anche se le immagini sono state pubblicate in forma anonima per la polizia sovietica è solo una questione di tempo riuscire a risalire all’autore. Il fotografo decide allora di andare in Inghilterra dove richiede asilo politico. È il maggio del 1970. Ecco che si va a definire un altro dei temi portanti della vita dell’autore e delle sue opere: l’esilio.

Nel 1988, dopo tanti anni, le immagini della Primavera di Praga vengono pubblicate con il suo nome e cognome. Il libro “Exils” viene stampato dal Centre National de la Photographie in occasione di una mostra presentata a Parigi al Palais de Tokyo dal 16 marzo al 30 maggio dello stesso anno. È infatti solo dopo la morte del padre che il fotografo può dichiarare apertamente la proprietà di quelle immagini. Nello stesso anno “Exils” riceve il premio come miglior libro di fotografia dall’International Center of Photography di New York. Nel 1989 Koudelka ritorna in Cecoslovacchia dopo ben 19 anni di assenza. Non bisogna dimenticare che il 1989 è l’anno del cambiamento e della liberazione dalla morsa dell’URSS per moltissimi paesi dell’est Europa. Nell’agosto del 1990 le fotografie dei moti popolari vengono pubblicate per la prima volta nella nazione all’interno del settimanale Respekt.








Si potrebbe suddividere la carriera di Josef Koudelka in due fasi principali. La prima si è appena conclusa con “Gypsies” ed “Exils”, due lavori immensurabili. Cosa divide la prima fase dalla seconda? Innanzitutto il taglio delle immagini. Non si può infatti trascurare che Koudelka in questo periodo cambia completamente formato, e quindi visione. Siamo attorno al 1990 e finora lui ha prettamente utilizzato formati classici come il 24x36mm e qualche volta il 6×6. Da adesso in poi invece utilizzerà principalmente un formato panoramico. Per questi lavori si affiderà infatti ad una Fuji G617, apparecchio medio formato di eccellente qualità ad ottiche intercambiabili. L’utilizzo delle panoramiche divenne talmente una sua costante che Leica anni dopo adattò appositamente per lui una S2 trasformandola in panoramica, prototipo unico al mondo. Per comprendere meglio questa transizione bisogna però chiedersi perché Koudelka modifica l’aspect ratio delle sue immagini. Questa scelta è indubbiamente dettata dal cambio nell’oggetto delle sue ricerche. Se prima infatti egli era interessato a raccontare le persone e gli avvenimenti che le coinvolgevano, adesso Koudelka si interessa di più al paesaggio, anche se pur sempre antropico. Non è certo la prima volta che Koudelka utilizza apparecchi panoramici, ma è da questo momento che questo tipo di formato diventa sistemico del suo workflow.

Articolo apparso per la prima volta su Nemesis.

Fine prima parte.

Fotografie: Alghero non da cartolina

date » 17-08-2022 12:43

permalink » url

tags » Fabio Piccioni, fabiopiccioni, fabiopiccioniphotography, fotografia, photography, city, Alghero, Sardegna, van,

Angoli insoliti nella città di Alghero.

_P5A3277.jpg

Fotografie: Scrigni del tempo

Trexenta, 2022.

Finalmente sono andato a far visita a due cari amici che da Cagliari si sono trasferiti in un bellissimo paesino della Trexenta. Sono sempre molto contento quando delle persone decidono di lasciare le città per andare a vivere realtà molto più piccole e intraprendere nuove strade. I paesi sono i luoghi che secondo me mostrano il volto più autentico di quella che è la Sardegna.

Con mia grande sorpresa, appena arrivato, i miei amici mi mostrano questa vecchissima casa a due piani che si trova all'interno della loro proprietà. I suoi muri mi portano in tempi lontani e le loro tinte hanno il colore della gente del grano.

Grazie Valeria e Marco per la vostra fratellanza e ospitalità.

_P5A4797.jpg

Notizie: Vedere Oltre, 30 anni senza Luigi Ghirri

A partire da domani, domenica 13 febbraio, prende il via una lunga serie di percorsi e iniziative organizzata dalle città di Reggio Emilia, Modena e Parma che per tutto il 2022 ricorderà la figura di Luigi Ghirri, uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea scomparso improvvisamente il 14 febbraio del 1992.

Diversi cicli di conferenze, esposizioni e workshop ricostruiranno la complessa opera creata dal fotografo nella sua breve ma intensissima vita. Curatori, scrittori, artisti e studiosi tracceranno nuove strade nella sfera della contemporaneità sempre cara a Ghirri, snodandosi in percorsi insoliti nel territorio dell’Emilia-Romagna.

L’autore emiliano lascia un’immensa eredità fatta di fotografie, pensieri, saggi critici ed eventi che sono oggi parte fondamentale della storia della fotografia.. A lui si deve il manifesto della nuova fotografia di paesaggio che a partire dalla fine degli anni settanta raggiunge l’apice con il progetto Viaggio in Italia, esempio di visione trasversale della concezione di tempo e spazio che vede coinvolti i principali protagonisti del panorama nazionale come Basilico, Castella, Guidi, Cresci e Jodice tra i tanti.

Il fondamentale patrimonio di Luigi Ghirri è ancora oggi estremamente contemporaneo, terreno di studi e fonte di ispirazione per tantissimi fotografi, nazionali ed internazionali.

Domani alle 17:30 si parte con il Laboratorio Aperto dei Chiostri di San Pietro a Reggio Emilia con Archivio: itinerario possibile. Il curatore, saggista e docente Francesco Zanot dialogherà con Marco Belpoliti, Linda Fregni Nagler, Francesco Garutti e Luce Lebart con l’intento di ripercorrere la vita di questo grande artista visionario.

Tutte le informazioni sulle modalità di partecipazione e prenotazione sono disponibili sul sito https://bit.ly/34kz8WB.

pagina_cultura_730x250.jpgluigi_ghirri.jpgunnamed.jpgLuigi_Ghirri_Argine_Agosta_Comacchio_1989____Eredi_di_Luigi_Ghirri.jpgGhirri_291.jpg07_luigighirri_cittanova_modena_1985.jpgVersailles__1985_1_1.jpg60437.jpg

Notizie: Fotografia Europea 2022: i progetti selezionati.

Simona Ghizzoni, Gloria Oyarzabal e Maxime Riché sono i vincitori dell'edizione 2022 del festival culturale internazionale dedicato alla fotografia contemporanea: Fotografia Europea.

La kermesse nata a Reggio Emilia nel 2006 come strumento per riflettere sulle complessità della contemporaneità si svolge in diversi luoghi della città e oltre alle mostre principali offre un ricco programma di eventi, conferenze, proiezioni, workshop, letture portfolio e spettacoli site specific. Inoltre, un'evento collaterale chiamato Circuito OFF crea a sua volta una cascata di eventi su tutto il territorio coinvolgendo gallerie, associazioni, istituzioni pubbliche e soggetti privati.

Ogni edizione tratta un tema specifico che viene di volta in volta annunciato mediante una Open Call. Quella di quest'anno ha come tema "Un'invincibile estate". La direzione artistica del festival composta da Tim Clark, Diane Dufour e Walter Guadagnini ha tratto ispirazione da una frase del grande scrittore francese Albert Camus "Imparavo finalmente, nel cuore dell’inverno, che c’era in me un’invincibile estate". Il tema apre a infinite possibili elaborazioni di non facile risoluzione.

Ma veniamo ai vincitori.

Simona Ghizzoni, Italia, presenta il lavoro "Isola" dove racconta del suo rapporto con la famiglia di origine, modificatosi a seguito del trasferimento nella casa natale dei suoi nonni sull’Appennino Emiliano durante il primo lockdown. La fotografa ci mostra però anche la sua nuova vita e il rapporto con suo figlio durante queste circostanze straordinarie in cui sta crescendo.

Gloria Oyarzabal, Spagna, con il suo "Usus Fructus Abusus" riflette sul concetto di museo e sul conflitto tra storia, memoria collettiva, diritti ed etica, conseguenze di un passato coloniale largamente depredatore. I musei sono stati e spesso rimangono i beneficiari della violenta espansione e dello sfruttamento del passato, responsabili di un immaginario stereotipato. L'artista si interroga sui concetti di proprietà, restituzione, riparazione e ricontestualizzazione.

Maxime Riché, Francia, con "Paradise" ci mostra la devastazione generata dagli incendi che ogni anno affligge la città di Paradise, California. Il fotografo francese ci racconta di coloro che hanno deciso di ricostruire il paradiso perduto rappresentando un luogo ora divenuto brutalmente inospitale. Attraverso l'uso di una pellicola a infrarossi l'artista ci porta ai confini tra documentario e finzione mostrandoci un luogo ferito per mano dell'uomo senza mai tralasciare la forza e la resilienza che dimorano in ognuno di noi.

Tutto questo e molto altro sarà visitabile nella città di Reggio Emilia a partire dal 29 aprile e fino al 12 giugno 2022.

Trovate tutte le info sul sito del festival.


___Simona_Ghizzoni_Isola_.jpg___Simona_Ghizzoni_Isola.jpg___Simona_Ghizzoni_Isola3.jpg___Gloria_Oyarzabal_Usus_Fructus_Abusus.jpg___Gloria_Oyarzabal_Usus_Fructus_Abusus_.jpg__Gloya_Oyarzabal_Usus_Fructus_Abusus3.jpg___Maxime_Riche_Paradise.jpg___Maxime_Riche_Paradise_1.jpg___Maxime_Riche_Paradise3.jpg

Fotografie: Viene la sera nella città di fondazione

Si accendono le prime luci alla sera in una palazzina di Fertilia, città di fondazione.

_P5A6753.jpg

Fotografie: Rapporti tra S.B.F. e città di fondazione.

Arborea: osservazione di un silos progettato dall'Ing.Carlo Avanzini per conto dell'allora Società Bonifiche Ferraresi, 1932. La città allora si chiamava Mussolinia e prima ancora Villaggio Mussolini. Sarà solo il 17 febbraio 1944 che il comune assumerà il nome odierno.

Panoramica_senza_titolo_1.jpg_P5A6266.jpg_P5A6272.jpg_P5A6287.jpg_P5A6285.jpg_P5A6290.jpg_P5A6295.jpg_P5A6306.jpg_P5A6313.jpg_P5A6264.jpg

Fotografie: La Facoltà di Achitettura di Alghero

date » 13-01-2021 12:16

permalink » url

tags » Alghero, Fotografia, foto, Fabio Piccioni, fabiopiccioni, architettura, Sardegna, Italia, Italy, Università,

Ancora un lavoro nella mia città natale, Alghero.

Nelle foto alcune vedute dell'attuale Facoltà di Architettura, costruita ad opera dell'Architetto Giovanni Maciocco dopo un lungo e travagliato processo di riconversione degli spazi del Complesso di Santa Chiara, in particolare del vecchio ospedale.

Il Complesso di Santa Chiara fu costruito a partire dal 1641 vicino all'antica chiesetta di Santa Croce dove era presente il primo nucleo insediativo della città. L'Ospedale della Misericordia fu invece costruito nel 1912 e rimase attivo fino agli anni '70. Poi per tanti anni è rimasto abbandonato, esposto alle intemperie e al degrado.

_P5A6200.jpg_P5A6192.jpg_P5A6187.jpg

search
pages
ITA - Informativa sui cookies • Questo sito internet utilizza la tecnologia dei cookies. Cliccando su 'Personalizza/Customize' accedi alla personalizzazione e alla informativa completa sul nostro utilizzo dei cookies. Cliccando su 'Rifiuta/Reject' acconsenti al solo utilizzo dei cookies tecnici. Cliccando su 'Accetta/Accept' acconsenti all'utilizzo dei cookies sia tecnici che di profilazione (se presenti).

ENG - Cookies policy • This website uses cookies technology. By clicking on 'Personalizza/Customize' you access the personalization and complete information on our use of cookies. By clicking on 'Rifiuta/Reject' you only consent to the use of technical cookies. By clicking on 'Accetta/Accept' you consent to the use of both technical cookies and profiling (if any).

Personalizza / Customize Rifiuta / Reject Accetta / Accept
Link
https://www.fabiopiccioni.it/blog-d

Share link on
Chiudi / Close
loading