FABIO PICCIONI
PHOTOGRAPHER

Notizie: Buon fine dell'anno

L’anno che sta per terminare è stato per me molto importante. Il mio progetto più grande, Land of Mines, ha ricevuto importanti riconoscimenti e questo mi ha fatto molto riflettere su quello che ho sempre pensato: ognuno deve seguire la propria strada e andare li dove lo porta il cuore. E da tanti anni ormai il mio cuore è là nelle miniere della Sardegna, terre selvagge e imprevedibili che conservano preziosamente una parte importante della storia della nostra isola. Non sono mai stato un’amante dei luoghi affollati e ho sempre preferito attraversare zone veramente poco frequentate. Questa condizione mi ha sempre aiutato a riflettere sull’essenza delle cose e su quello che è il mio piccolo percorso in questa grande terra, mantenendo sempre una situazione di equilibrio nella mia mente. Con gli anni poi Land of Mines si è anche evoluto, è cresciuto molto e si è necessariamente aperto verso l’esterno in quanto essendo fotografo ma non onnisciente ho cercato la collaborazione di persone che, come me, alle miniere pensano ogni sera quando vanno a dormire e alle quali la voglia di esplorare, conoscere e documentare non è mai venuta meno. La condivisione è importante per la crescita di ognuno di noi, la difficoltà sta nel saper incontrare le persone giuste. E io per fortuna di persone giuste ne ho incontrate parecchie e a loro va il mio più grande ringraziamento: Andrea, Giovanni, Daniele, Fiorella, Michele, Angelo, Martino, Massimo, Renato e Dario per citarne alcune, non potrei nominarle tutte. Credo che quest’anno poi in particolare gli eventi abbiano portato a cementare l’amicizia con lo Speleo Club Domusnovas, gruppo speleologico sardo che più di qualsiasi altro gruppo è stato lungimirante fin dagli albori della sua formazione per quanto riguarda le miniere, le loro grotte e la loro tutela. Loro hanno visto quel patrimonio prima di chiunque altro.

Il 2022 poi ha visto concretizzarsi un progetto che porto avanti con l’amico e artista sonoro Fabio Tallo a cui mi sento profondamente legato. Ci conosciamo dai tempi in cui entrambi suonavamo hardcore, lui nel sud Sardegna e io nel nord, e spessissimo condividevamo gli stessi palchi perché così funzionava la scena allora. Ultimamente mi ha dato un grande aiuto e supporto proprio con la sua musica per il progetto sulle miniere. Ecco, a proposito, con lui grazie anche alle miniere ci siamo ritrovati con alle spalle tanti anni di fotografia io e tanti anni di ricerca musicale lui e abbiamo deciso di dare vita a un progetto in cui suoni e immagini convivono cercando di indagare diverse tematiche del paesaggio sardo contemporaneo rimettendo in discussione quello che è il ruolo degli esseri umani in tutto questo. Diversi eventi site-specific si sono già svolti e sta per arrivare il momento in cui presenteremo questo progetto a voi, in cui cercheremo di dialogare con voi e di condividere assieme momenti speciali. Inoltre frequentare un musicista cosi peculiare ha ridestato in me la voglia di riprendere a suonare. Dopo una vita di batteria, anni fa mi ero avvicinato alla musica elettronica con l’idea di registrare i suoni delle miniere e del sottosuolo per poi processarli e creare un certo tipo di sonorità. Avevo anche iniziato a fare questo ma poi, per motivi di tempo, avevo parcheggiato la cosa. E se devo iniziare a mettere buoni propositi per il 2023 chissà che sia proprio il mio amico Fabio Tallo che, con le sue grandi riflessioni che adoro ascoltare, mi aiuti a rimettere in sesto il progetto e ad imparare a usare meglio il software di produzione musicale che tanto mi piace.

Posso anche considerarmi fiero del fatto di aver inseguito un sogno e di aver fondato, assieme ai miei amici Andrea e Giovanni, l’associazione culturale Luci sul Territorio, associazione no-profit che ha lo scopo di divulgare la fotografia e l’arte nell’ottica della tutela del territorio e delle sue storie e con l’intento di trovare un dialogo con le persone che vivono questo territorio. Abbiamo passato gli ultimi mesi di quest’anno a creare una squadra di persone e a definire un programma che vedrà la luce nel 2023. Intanto abbiamo già portato a casa alcune collaborazioni con l’amministrazione locale di Olmedo e se passeggiate per il paese potete ora vedere la prima parte di quella che è un progetto di valorizzazione del territorio olmedese attraverso delle gigantografie scattate dai diversi membri dell’associazione.

Anche per il mio progetto “Montiferru” è stato un anno importante perché grazie a MyPhotoPortal - un software web con dietro una grande persona che segue anche il mio sito - il mio lavoro di documentazione dei gravi incendi del luglio 2021 sono stati stampati su carta e i volumi sono attualmente già alla seconda ristampa visto che la prima ve la siete accaparrata in meno di una settimana.

Sono poi tanti altri i progetti che credo che svilupperò nel 2023, alcuni già praticamente completati, altri ancora in cantiere, ma per ora preferisco non svelarvi altro.

Il 2022 è stato pero’ anche un anno tosto, impegnativo sotto molteplici punti di vista, e come ogni anno alle belle cose si affiancano cose meno belle. Ci sono le preoccupazioni, i rischi e purtroppo ci sono anche i problemi di salute e alcune persone a cui tengo in particolare stanno male e a loro voglio dedicare il mio più grande augurio di guarigione, sperando che per loro e per tutti noi il 2023 sia un anno bello, di ripresa, di crescita, di vita.

Vi lascio con questa immagine proveniente da un altro mio progetto a lungo termine “Stagioni Diverse”, lavoro particolarmente introspettivo attraverso il quale in questi anni, grazie alla collaborazione di persone che si sono fatte ritrarre, indago il mio complesso e particolare rapporto con la natura e con il mondo che mi circonda. In questa micro sequenza osservo la bellezza di noi esseri umani, ma anche la nostra grande fragilità, perché quando il tempo è bello fioriamo e ci nutriamo del sole ma quando arriva la tempesta non è facile rimanere attaccati alle nostre radici. Nella foto: G.V. che ringrazio molto.

Buon anno a tutti voi e alle persone che vi sono care.

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Fotografie: Bisogno di approfondire

Iglesiente, 2021, miniera di piombo e zinco.

In questi anni di documentazione delle miniere della Sardegna per il progetto LAND OF MINES è capitato parecchie volte di fermarsi a ragionare di fronte ad una frana che impedisce la prosecuzione del lavoro in un determinato settore del sottosuolo. E questa è sempre una scelta molto difficile e delicata perchè rinunciare vuol dire non vedere cosa c'è oltre ma questo va sempre bilanciato con il pensiero delle persone che ci attendono a casa e di quelle di cui dobbiamo prenderci cura anche nel futuro.

A volte queste frane si affrontano, a volte si rinuncia, altre volte si riescono a trovare vie alternative per aggirarle. E questi fenomeni sono sempre in continuo cambiamento pertanto nel monitorare l'evoluzione di ambienti già visitati può capitare che alcune zone siano state interessate da collassamenti per cui non sono più fruibili.

È questo LAND OF MINES, un'esigenza, una passione, un senso di appartenenza ad un territorio e alle sue genti.

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Fotografie: Italcementi nord

Logudoro, 2021.

Qui ci troviamo di fronte al più importante stabilimento della produzione di cemento nel nord dell'Isola.

Costruito nel 1956 ed inaugurato nel 1957 vide quasi mille operai lavorare negli anni d'oro della produzione, attorno a metà degli anni settanta.

Dagli anni ottanta invece, un tracollo economico lo porterà fino alla chiusura. Attualmente è destinato ad una riconversione tutta ancora da approvare.

Nell'immagine alcuni stabili che si affacciano ad est.

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Notizie: Montiferru negli archivi di Artdoc Magazine

Il mio lavoro "Montiferru" è entrato a far parte della sezione Members del magazine internazionale di fotografia contemporanea Artdoc Magazine. Nel 2021 era stato "Land of Mines" ad entrare nella collezione permanente del magazine. Per me è un onore avere la possibilità di mostrare al mondo intero quello che succede in Sardegna.

Ecco il link al magazine: www.artdoc.photo/submissions/montiferru

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Fotografie: Architetture dell'Iglesiente

Veduta dell'ex impianto di desolforazione e dell'ex fonderia piombo all'interno della miniera di Monteponi, Iglesias.

2021

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Tecnologia: La fine delle reflex

In una recentissima intervista al quotidiano giapponese Yomiuri Shimbun il Presidente e CEO della Canon Fujio Mitarai ha ufficializzato la notizia che in tanti si aspettavano da tempo: la fine delle reflex. L'ammiraglia Canon EOS 1-DX Mark III rimane di fatto l'ultima single-lens reflex (srl) progettata e prodotta.

E quindi dopo che anche altri marchi, di cui tra gli ultimi Nikon, hanno comunicato la fine di un'era anche Canon decide di seguire la stessa strada.

Fujio Mitarai spiega che semplicemente il mercato si è definitivamente spostato sul segmento mirrorless e d'altronde si è arrivati ad una tecnologia tale per cui i nuovi corpi privi di specchio sono in grado di eguagliare le precedenti reflex.

Se andiamo a vedere il lavoro di Canon in questi ultimi anni infatti capiamo subito come, al pari degli altri marchi, il brand giapponese si sia spinto moltissimo nella ricerca e nello sviluppo di questo settore. Possiamo anche ammettere che ci sia arrivata un pò in ritardo rispetto ad altri brand ma ha già prodotto una tecnologia avanzata e affidabilissima.

Mentre la prima mirrorless ad ottiche intercambiabili EOS M prodotta da Canon nel 2012 era ancora destinata ad un uso non professionale, a partire dal 2018 con il lancio della EOS R, prima fullframe mirrorless a ottiche intercambiabili, Canon inizia a convogliare davvero tutte le sue energie sul mondo mirrorless. Voglio rassicurare subito chi ha un grande parco ottiche tradizionale che i nuovi corpi macchina mirrorless consentono di adattare praticamente tutte le ottiche di vecchia generazione con un piccolo adattatore.

I principali vantaggi costituiti da questi nuovi corpi macchina sono diversi. Quello della grandezza è un misunderstanding: in termini di misure i corpi macchina delle ammiraglie mirrorless non differiscono da quelli delle ammiraglie reflex. Se andiamo a confrontare invece i pesi ecco che sulle ammiraglie la differenza si fa già interessante, sulla mirrorless abbiamo circa 300 grammi in meno. Quello però che fa davvero la differenza sono altri dati. Innanzitutto la stabilizzazione del corpo macchina che adesso porta le fotocamere su di uno standard più elevato. Vi è la possibilità inoltre di sommare la stabilizzazione ottica presente sugli obiettivi con quella presente nel corpo macchina permettendo di scattare a mano libera a tempi prima inaccessibili senza treppiede. Altro grande vantaggio da non tralasciare è che grazie all'assenza dello specchio e del pentaprisma la distanza tra piano focale e centro ottico è ridotta e questo ha permesso la progettazione di ottiche di minori dimensioni e in termini di peso e ingombro nella borsa di un fotografo questo fa sicuramente la differenza. Altra grande innovazione è la messa a fuoco, attualmente semplicemente attraverso lo sguardo dell'occhio all'interno del mirino si può selezionare l'area specifica di messa a fuoco senza premere nessun pulsante o muovere nessuna leva.

Potrei continuare sulle caratteristiche ma il punto di questo mio articolo non vuole tanto essere quello di soffermarsi sulla tecnologia dell'ultimo momento quanto di fare una riflessione sul fatto che come è accaduto in passato con la fine della produzione delle fotocamere analogiche, siamo sicuramente di fronte ad un importante cambiamento.

E mentre da tempo c'è chi svende tutto il materiale reflex per acquistare quello mirrorless all'ultimo grido per altri si apre finalmente la possibilità di acquistare ottiche professionali a prezzi fino ad ora inaccessibili.

Ritengo sia comunque importante ricordare che ancora oggi esistono molti fotografi che come me utilizzano serenamente anche vecchi apparecchi fotografici di largo e medio formato senza necessariamente aver bisogno sempre dell'ultima tecnologia sulla terra. Dipende sempre da quale progetto si sta portando avanti e da quali esigenze si hanno di volta in volta. Inoltre oggi molti nuovi marchi, anche grazie alla tecnologia 3D, producono apparecchi a pellicola quasi come prima. Magari questo può essere argomento di un mio prossimo articolo.

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Fotografie: le ultime concerie di Alghero

Recenti piogge hanno fatto crollare uno degli ultimi simboli delle vecchie concerie di Alghero, ubicate nel Piazzale della Pace.

Sono i segni del tempo in cui vecchie e nuove palazzine coesistono in un dato spazio urbano.

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Articoli: Fotografia nell'anno zero. Tra innovazione e rinascita.

date » 02-01-2021 09:17

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L’anno che si è appena concluso è stato caratterizzato da un evento talmente straordinario da modificare la vita di tutte le persone. A partire dallo scorso febbraio infatti il SARS-CoV-2 si è diffuso su tutto il territorio italiano lasciando sul suo cammino decine di migliaia di vittime, determinando il collasso delle strutture sanitarie e causando gravissimi danni economici. L’impossibilità di incontrarsi e socializzare ha inoltre condizionato la quotidianità. Un’epidemia che ha messo alla luce le troppe crepe del sistema italiano creando forti dissapori tra gli individui. Come tutte le esperienze negative, però, questa situazione ha messo in atto dei cambiamenti nelle consuetudini ormai fin troppo consolidate di un paese che adesso ha la possibilità di migliorarsi e innovarsi.

La fotografia, sempre in equilibrio tra professione e forma d’arte, è stata letteralmente investita dal maremoto del virus fin nelle fondamenta. E ha reagito benissimo.

É doveroso innanzitutto ricordare i fotografi che hanno perso la vita nel corso del 2020, molti di questi a causa del Covid-19. Mario Proto, Paul Fusco, Guerino di Francesco, Henry Pessar, Pierpaolo Gianfreda, Mario Marai, Peter Beard, Vittorio di Tana, Bob Krieger, Bruno Barbey, Aurelio Pierluigi Carretta, Alessio Quadri, Abbas Attar, Silvano de Marco, Toni la Gatta, Pietro Lazzarini, Marcello Gianvenuti, Giovanni Umicini, Leo Caso, Sandro Polzinetti, Michelangelo Canciani, Alvise Bassi, Silvano Marini, Angelo Biglioli, Bruno di Carmine, Gabriele Pierro, Massimo D’Argenio, Lorenzo Salerno Vittoria, Fabio Artesi, Antonio Capuozzo, Giovanni Alberti, Andrea Samaritani, Frank Horvat. Le loro fotografie però restano per sempre, perché la fotografia è capace di fermare il tempo.

Sono tante le immagini che rappresentano gli avvenimenti dell’anno appena trascorso. Mentre i vasti incendi nell’Australia sud-orientale iniziano a spegnersi, la Cina isola la metropoli di Wuhan e quasi tutta la provincia di Hubei per un’epidemia causata da un nuovo ceppo di coronavirus. È la più grande quarantena nella storia dell’uomo. E mentre un terremoto di magnitudo 6.7 si abbatte in Turchia, due turisti provenienti dalla Cina risultano positivi al SARS-CoV-2 mentre sono in visita alla città eterna. L’Oms dichiara l’epidemia del nuovo coronavirus “emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale” negli stessi giorni in cui il Regno Unito esce dall’Unione Europea. Qualche giorno dopo, 56 cittadini italiani residenti a Wuhan vengono rimpatriati con un aereo militare e messi in quarantena alla cittadella militare della Cecchignola. Di questi, uno risulterà positivo e poi guarito. Nel frattempo all’ospedale civico di Codogno, nel Lodigiano, si presenta un cittadino di Castiglione d’Adda per una polmonite. È l’inizio. Appena tre giorni dopo c’è il primo decesso e i casi salgono a 19. Dopo altri soli due giorni i casi confermati sono 152 e le regioni coinvolte sono cinque: Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Lazio e Piemonte a cui si aggiungeranno nel giro di pochi giorni tutte le altre regioni italiane. Al 3 marzo i casi confermati in Italia sono 3089 e anche il resto del mondo comincia a fare i conti con l’epidemia: è l’inizio del cambiamento.

Nel mondo della fotografia nulla è come prima. Molte attività hanno chiuso i battenti per mancanza di clienti o perché semplicemente non possono permettersi di sostenere le spese ad attività chiusa. Poi i musei e le gallerie, chiusi anch’essi. Ecco che la mostra di Joseph Koudelka nella Bibliothèque Nationale de France a Parigi è stata sospesa, come tutte le altre. Per le fondazioni e i galleristi privati è un danno senza precedenti. Le spese per l’allestimento delle mostre vengono ammortizzate di norma con gli ingressi dei visitatori e con la vendita dei cataloghi. Poi viene la vita di un fotografo nei piccoli e normali gesti quotidiani. Non si possono incontrare clienti con facilità innanzitutto. Non si può viaggiare. Ogni prospettiva di lavoro imminente viene spesso rinviata o addirittura disdetta. Emblematica è stata la fine di Photokina, una delle più grandi fiere fotografiche del mondo che per 70 anni è stata un punto di riferimento per il mercato fotografico internazionale. L’edizione 2020 è stata cancellata a causa del virus ed è stata ufficialmente dichiarata la fine definitiva della kermesse tedesca.

Proprio quando le cose sembravano precipitare, però, la fotografia ha rallentato la caduta dimostrando tutta la sua capacità di adattamento. Ci sono infiniti esempi infatti di come questa ferita, seppur ancora sanguinante, sia stata fonte di innovazione e rinnovazione. Pensiamo al Festival della Fotografia Etica tra Lodi e Codogno, al Photo Vogue Festival 2020 che si è svolto online se tralasciamo la piccola esposizione ai giardini di Porta Venezia, entrambi un successo. Al BìFoto Fest di Mogoro che ha invece optato per vernissage e incontri online affiancando un’ampia esposizione sul territorio per le vie del paese. E poi le attività più frequenti. Cosa dire dei molti circoli e associazioni fotografiche che, dopo un periodo di spaesamento iniziale, hanno ripreso a riunirsi con l’ausilio delle piattaforme informatiche come Zoom, Teams, Skype e tante altre. Molti ritrattisti hanno svolto intere sessioni di ritratto attraverso la tecnologia delle webcam. I musei di tutto il mondo adesso hanno aggiornato i loro siti permettendo alle persone provenienti da tutto il mondo di poter fruire di una mostra, approfondendo gli argomenti e magari sfogliando anche il catalogo. Occorre soffermarsi su questo. Quello che inizialmente è stato un ostacolo ora è divenuto possibilità.

È di pochi giorni fa la notizia che Fondazione Forma per la Fotografia ha deciso di chiudere i propri spazi storici di via Meravigli 5 a Milano per diventare digitale. Nata nel 2005 e con oltre 120 mostre alle spalle, la galleria è ormai un punto di riferimento nel capoluogo lombardo. Forma ha deciso di cogliere questa opportunità per rinnovarsi e per l’immediato futuro ha già avviato un’ampia programmazione per un nuovo ciclo di incontri ed un nuovo progetto sulla mappatura fotografica della città di Milano.

Anche la formazione e gli incontri hanno cambiato completamente percorso e modus operandi. Tante le offerte attuali presenti sul web. Si parte delle molteplici talk ed eventi gratuiti sulle principali pagine dei social media per poi proseguire passando dai webinars e i workshop a pagamento fino ad arrivare ai corsi veri e propri, pensati per una fruizione a distanza. Ecco che ancora la parola ‘tragedia’ viene sostituita con ‘opportunità’. Quanti individui potevano permettersi prima di andare a visitare una mostra negli Stati Uniti, in Giappone o in Nuova Zelanda? Pochi. Quante persone con disabilità potevano permettersi di partecipare a dei corsi di fotografia in autonomia? Molto pochi. Adesso invece chiunque può prenderne parte e questa è una grande conquista nella vita di tutti gli individui. E così, come in una sorta di paradosso, la stessa pandemia che ci tiene schiavi nei confini delle nostre case ci apre al contempo molteplici porte mostrandoci orizzonti nuovi e permettendoci di raggiungere realtà prima irraggiungibili, abbattendo di fatto barriere e distanze.

A quasi un anno dal primo contagio si può asserire senza dubbio che il Covid-19 ha generato una nuova iconografia fotografica. Sono ormai celebri le fotografie di ospedali, di medici e infermieri stremati, di case di riposo e di anziani soli e indifesi, di morti e di internati, di file di bare scortate dall’esercito e di funerali senza seguito. A queste immagini si susseguono poi altre immagini di persone chiuse in casa, di canti nei balconi e di sviolinate sui tetti, di saracinesche abbassate, metropolitane vuote e città deserte.

Tante sono state le iniziative e le istituzioni che hanno dedicato fin da subito spazio e attenzione al tema della pandemia attraverso call ed esposizioni. Partiamo da ‘The COVID-19 Visual Project’ organizzato da Cortona On The Move in partnership con Intesa Sanpaolo, un archivio permanente sulla pandemia da coronavirus. Poi ‘Life in the time of coronavirus’ da parte di Roma Fotografia che da marzo a luglio ha raccolto oltre 10 mila immagini dando vita a tre esposizioni a Milano, Codogno e Roma. Gli stessi ora ripropongono una nuova call dal titolo ‘Freedom’. Al Photofestival 2020 di Milano che ha avuto come titolo ‘Scenari, orizzonti, sfide. Il mondo che cambia’. E ancora, ‘Covidiaries’ ad opera di Parallelozero. E così in tutto il pianeta.

Molti sono anche i progetti autoriali individuali che sono stati portati a termine durante questo periodo. I fotografi hanno colto l’occasione per raccontare delle storie permettendo a tutti di poter vedere quello che accade fuori dalle abitazioni e consentendo alle persone stesse di immedesimarsi e riconoscersi in quelle storie. Tutti sono coinvolti. Moltissimi scatti fatti con telefoni cellulari hanno fatto il giro del mondo e anche questi sono segni di una realtà che cambia dove conta sempre meno il mezzo e vale sempre di più il messaggio. Significativa in tal proposito è l’ultima campagna commerciale messa in atto da Xiaomi che ha coinvolto il fotografo Steve McCurry nel progetto ‘My unsung heroes’. Il progetto vuole promuovere tutti quegli individui che in questo periodo si sono distinti anche con piccoli gesti, eroi della vita quotidiana. Ecco come la fotografia, attraverso gli smartphones, è entrata nella vita di tutti.

Il Covid-19 ha sicuramente oscurato le molteplici altre realtà verificatesi durante il 2020 imponendosi a tratti come unico argomento all’interno dei principali mass-media. La fotografia però non ha trascurato questi fatti e sono stati tanti i momenti importanti che si sono alternati nel corso dell’anno. Pensiamo all’uccisione di George Floyd e a tutto quello che ne è conseguito. Ancora oggi le principali pagine di informazione fotografica riservano molto spazio alle immagini di un popolo che per troppo tempo è stato schiacciato per il colore della sua pelle, Black Lives Matter. Che dire poi di Donald Trump, dell’impeachment e delle successive elezioni americane. Poi ci sono i disastri petroliferi di Norilsk e delle Mauritius, l’inondazione del fiume Brahmaputra o il terremoto in Messico. E ancora, le esplosioni di Beirut e il colpo di stato in Mali.

In ultimo, ecco i principali riconoscimenti del 2020 per quanto riguarda il mondo della fotografia. Pablo Albarenga vince il Sony Photography Awards con la serie ‘Seeds of resistance’. Yasuyoshi Chiba e Romain Laurendeau vincono il World Press Photo. Chris Frost vince il Landscape Photographer of the Year e Galice Hoarau il Close-up Photographer of the year. Lo scatto del Francese Greg Lecoen vince il Siena International Photo Awards e Davide Bertuccio, Camilla Miliani, Pietro lo Casto e Matteo Montenero vincono il Premio Canon Giovani Fotografi.

Se dovessimo riassumere la fotografia nel 2020 con tre parole queste sarebbero innovazione, accessibilità e rinascita. Nonostante la tragedia e le perdite, un vento di cambiamento ha iniziato a soffiare sulla nostra terra. Vento di cambiamento, così recitava il brano ‘Wind of change’ della band dell’allora Germania ovest, gli Scorpions. Era il 1989 e per tutte le popolazioni che vivevano a est della cortina di ferro si avvicinava la fine tanto attesa di un durissimo e nero periodo della storia dell’uomo. Che questo possa essere motivo di speranza per il nostro paese e per il mondo intero. Affinché il sorriso non venga mai meno, affinché ogni difficoltà possa diventare opportunità e forza. Che il 2021 sia l’anno in cui il vaccino e il buon senso delle persone possa demolire il muro della malattia e di tutte le divisioni.

Buon cambiamento a tutti voi.


Articolo apparso su Nemesis Magazine il 01-01-2021

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